Dopo Siri anche Google lavora all’assistente vocale

 

L’unione fa la forza, si sa. E se ad unirsi sono una delle aziende più innovative al mondo come la Clever Sense ed un colosso come Google (11 miliardi e 632 milioni di euro di utili nel 2011), allora si capisce che c’è in ballo qualcosa di grosso.

Nello specifico, Google ha deciso di sferrare un attacco vero e proprio a Siri, il sistema di riconoscimento vocale di Apple lanciato assieme all’iPhone 4S, lanciando un proprio sistema chiamato Majel, un nome che è tutto un programma, essendo un omaggio a Majel Barrett, moglie dell’ideatore di Star Trek, Gene Roddenberry, e voce del computer in Star Trek The Next Generation.

Majel Barret Star Treck

Il progetto Majel, che girerà su Android, è solo all’inizio ma sono previste diverse funzioni definite a più riprese come “incredibili”. “Il nostro approccio è più come Star Trek – ha spiegato Matias Duarte, responsabile per Android – in particolare l’Enterprise; ogni elemento del computer, tutto può riconoscere la voce. Non che abbia una personalità, non ha un nome, è solo computer. La serie televisiva ha ispirato tutto lo sviluppo del sistema operativo”. E il Siri della Apple allora? “Siri è come C3PO, che corre di qua e di là cercando di fare le cose che gli chiedi, fa casino e battute, è più o meno il personaggio comico della storia”, chiosa ancora Duarte.

Ci vorrà ancora qualche mese per poter vedere in azione Majel, e non è detto che nel frattempo Siri (attualmente in fase beta) non tiri fuori dal cilindro qualche sorpresa. Fatto sta che nel campo della tecnologia, ormai è una guerra su tutti i fronti: appena un concorrente brevetta un nuovo sistema, una nuova funzione, una qualunque caratteristica, le rivali si danno da fare immediatamente per proporne una versione propria e, almeno nelle dichiarazioni, sempre migliore dell’altra.

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Napoletano adottato dalla Catalogna, laureato in Lingue Straniere presso L'Orientale di Napoli e giornalista pubblicista. Crede nel Web 2.0 e nella compatibilità di penna e taccuino con Twitter e SEO. Per lui informazione dev'essere sinonimo di qualità e non di quantità connessa al mercato.

 
 

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