Liberalizzazione delle connessioni wi-fi in Italia

 

L’Italia fa finalmente un passo avanti per quanto riguarda la liberalizzazione del Wi-Fi, a dispetto di tutte le previsione nefaste che portavano a pensare il contrario.

A venire incontro all’opinione pubblica, e obiettivamente anche alla ragionevolezza, ci hanno pensato Stefano Quintarelli di Scelta Civica, Marco Meloni del PD, Roberto Sambuco (Capodipartimento Comunicazioni del Mise) e il viceministro Antonio Catricalà.
Questi hanno persuaso Francesco Boccia, il relatore in Commissione Bilancio della Camera, ad apportare le modifiche all’articolo 10 necessarie per liberalizzare il Wi-Fi. Questi a sua volta ha proposto la modifica all’emendamento alla Commissione, che infine lo ha approvato.

In attesa di vedere il testo definitivo messo per iscritto e di completare l’iter del decreto, che dovrà prima passare l’approvazione della Camera e del Senato, molti hanno tirato un sospiro di sollievo. In fondo fino a qualche giorno fa si parlava di un’Italia che regredisce invece di andare avanti…

Il Wi-Fi fino a ieri

Il decreto Pisanu imponeva alcuni obblighi specifichi agli esercenti che offrivano ai loro clienti il Wi-Fi. Di tutti questi, l’obbligo di identificazione non era più in vigore dal 2011, perché alcuni termini del decreto Pisanu erano scaduti, ma mancava ancora una norma che stabilisse questo principio ed eliminasse anche di altri obblighi: quelli del codice delle comunicazioni e quelli contro il terrorismo.

L’emendamento proposto fino a qualche giorno fa presupponeva degli obblighi assurdi, come quello di obbligare il gestore, sia esso, un negozio, un ristorante o un hotel, a tracciare il collegamento dell’utente (i codici del dispositivo usato per la connessione, fosse computer, tablet o cellulare) con misure tecniche complicate e molto onerose.

Oltre alle difficoltà tecniche evidenti, si correva il rischio che molti degli attuali punti di accesso pubblici (spesso gratuiti) chiudessero.
Ma le difficoltà non riguardavano solo gli esercenti. Le persone volevano poter accedere ad Internet senza pagare e senza complicazioni agli hot spot. Al bar o al centro commerciale nessuno aveva voglia perdere per la trafila di registrazione.

Cosa cambia adesso

Adesso ogni negoziante o gestore di attività pubblica (anche la Pubblica Amministrazione) può mettere un hot spot, collegarlo alla rete e offrire il servizio Wi-Fi senz ala necessità di tracciare l’utente, la sua connessione, fornire password e account o chiedere autorizzazioni.

E’ una vittoria per tutti quelli che tifavano per il Wi-Fi libero. Naturalmente l’articolo 10 è valido che pee chi non fa dell’offerta Wi-Fi la sua attività commerciale prevalente.

Il testo attuale dell’articolo 10

“L’offerta di accesso alla rete internet al pubblico tramite rete WIFI non richiede l’identificazione personale degli utilizzatori. Quando l’offerta di accesso non costituisce l’attività commerciale prevalente del gestore del servizio, non trovano applicazione l’articolo 25 del codice delle comunicazioni elettroniche di cui al decreto legislativo 1° gennaio 2003, n.259 e successive modificazioni, e l’articolo 7 del decreto-legge 27 luglio 2005, n. 144, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 luglio 2005, n. 155, e successive modificazioni”.

Legge o non legge

Premesso che la caduta degli obblighi sia comunque un passo avanti per il Paese, resta comunque consigliabile per gli esercenti tenere traccia di chi utilizza il loto hot spot Wi-Fi nonostante non sia più obbligatorio. Perché diciamo questo? Perché nei casi di indagini di polizia, questa misura preventiva permette di non essere coinvolti in nessuna accusa di reato contro la legge da parte di chi utilizza in modo improprio l’hot spot.

Si giunge a questa conclusione grazie all’esperienza di altri Paesi europei (Germania, Inghilterra…) in cui l’esercente è stato considerato corresponsabile del reato. In Italia la norma non è chiara in merito, anche se va detto che le principali reti Wi-Fi già identificano in modo sicuro gli utenti, attraverso la sim del cellulare.

Tuttavia se un utente si connette tramite il Wi-Fi di un esercente e in quella sessione commette degli illeciti, il fornitore della connessione potrebbe essere dichiarato responsabile in solido di questa infrazione, se non dispone di strumenti che dimostrino che tale atto è stato compiuto da qualcun’altro. La legge non obbliga più a registrare il traffico, ma le altre norme non decadono.

Ad ogni modo la notizia ha generato una ventata di positività tra la gente, sebbene, bisogna proprio ammetterlo, in Italia per tirare un sospiro di sollievo bisogna attendere sempre l’ultimo minuto.

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