Il 2013 sarà l’anno del 3D printing

 

Il 2013 sarà l’anno della stampa 3D: dobbiamo crederci? La risposta è sì! Dopo un primo periodo di sperimentazione, la stampante 3D sarà infatti lanciata sul mercato a un costo molto più abbordabile di quello attuale, avviandosi così a diventare la vicina di scrivania del nostro computer e della nostra obsoleta e invidiosa stampante 2D.

Le previsioni della Gartner, principale società di ricerca e analisi nel campo dell’Ict, parlano chiaro: il costo del nuovo oggetto del desiderio per gli appassionati di novità tecnologiche ma anche di semplici curiosi amanti dell’innovazione, sarà progressivamente più basso e la diffusione della 3D printing subirà un’impennata.
Per il momento i settori che fanno ricerche sulla stampa 3D e ne sfruttano le potenzialità sono quello medico, ingegneristico, aerospaziale, architettonico, ma, secondo quanto sostiene il direttore delle ricerche di Gartner, Pete Basiliere, la stampante 3D sarà presto adottata da moltissime aziende per poi approdare all’uso domestico.
Basiliere, giunge a ipotizzare che la stampa 3D abbia un impatto così forte da incidere sull’intero mercato manifatturiero e sulla domanda e offerta di stampanti, rivoluzionando anche le nostre abitudini di produttori e consumatori.
La stampa 3D si sta evolvendo giorno dopo giorno, si migliorano gli scanner, gli strumenti software, e sono già disponibili numerosi pacchetti design open-source.
Com’è prevedibile, non mancano le critiche a quello che si sta rivelando come un oggetto tecnologico dal potenziale enorme e, forse, incontrollabile.
La applicazioni della stampa 3D che stanno studiando alcune aziende farmaceutiche, portano l’attenzione su questioni addirittura bio-etiche.
La bio-printing, ossia la riproduzione artificiale di parti vitali del corpo umano, potrebbe infatti essere presto una realtà, dando il via a un processo di de-umanizzazione dell’essere umano, che diventerebbe un cyborg frammentato in tanti pezzi intercambiabili.
Per ora comunque, le sperimentazioni si limitano a sangue e tessuti cellulari.
Più interessanti e meno invasive sembrano invece essere le applicazioni in campo odontoiatrico, in particolare per la progettazione di protesi che siano meno invasive per il paziente.
Qualcuno esprime riserve sulla stampa in 3D anche per la possibile riproduzione di armi funzionanti, che porterebbe facilmente a sconfinare nell’illegalità, dato che si potrebbe riprodurre enormi quantità di armi e proiettili senza subire alcun controllo.
C’è poi chi sfrutta le potenzialità della stampa 3D per produrre gioielli altamente futuristici: è il caso della piccola azienda Hot-Pop Factory, creata da due designers di Toronto.
I due designers sono entusiasti dell’utilizzo della stampa 3D per le loro creazioni, in quanto convinti che porterà all’era della personalizzazione di massa: secondo i due pionieri del gioiello 3D, in futuro, ognuno di noi potrà creare il suo modello, unico e, paradossalmente non replicabile
La storia della Hot-Pop Factory, svela una faccia poco conosciuta della 3D printing: quella dell’unicità contrapposta alla replicabilità, concetto sul quale è basata la stampa.
Parliamo ora di costi: è stato stimeto che entro il 2016 il costo di una stampante 3D scenderà sotto i 2000 dollari.  La società di consulenza Wohler Associates, specializzata in stampa 3D, sostiene che il volume d’affari sarà di circa 3,7 miliardi di dollari entro i prossimi due anni.
Se il prezzo della stampante 3D, dovesse davvero aggirarsi intorno ai 2000 euro, infatti, le vendite dovrebbero subire un ‘impennata e come è avvenuto per altri oggetti tecnologici, come ad esempio i devices Apple, il limite dato da un prezzo troppo alto, potrebbe essere bypassato velocemente da un buona strategia di marketing e da una cultura dei prodotti che si intendono vendere.
Con la stampa 3D sarà la stessa cosa, basta pensare, infatti, che si è già lanciata sul campo delle applicazioni per bambini: la MakieLab ne ha creato una, la Makies Dolls Factory, che permette ai piccoli di progettarsi il proprio giocattolo e poi di stamparlo.

Le resistenze ad accettare l’estrema riproducibilità e serialità degli oggetti, può essere aggirata utilizzando gli argomenti della crisi economica e la naturale vanità umana.
Chi non vorrebbe produrre da solo, a casa propria, un oggetto di design o qualunque altro oggetto, e poi personalizzarlo?
Questo procedimento, oltre che essere divertente, abbatterebbe notevolmente i costi di produzione dell’oggetto: oltre a quelli di progettazione e di trasporto, anche quelli relativi a tutti i vari passaggi tra produttore e consumatore.
Possiamo quindi azzardare questa previsione: inizialmente la stampa 3D si limiterà ad entrare in qualche azienda, che nel frattempo ne studierà un’applicazione per il proprio business, poi nella casa di qualche famiglia e successivamente tramite una buona strategia di marketing, ce la ritroveremo su numerosissime scrivanie.

L’appeal del nuovo, specie se tecnologico, è irresistibile e la stampa 3D, innovazione dei nostri tempi, potrebbe esserne l’ennesima conferma.

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