Dopo Google Glass il futuro si può toccare con Google Gloves

 

La sequenza del film Minority Report che più mi sia rimasta impressa è quella della fuga nel centro commerciale del capitano John Anderton, responsabile della sezione precrimine, e della precog Agatha, mentre in sottofondo si sente la versione musak del brano Moon River di Henry Mancini per Colazione da Tiffany. Chi è invece meno romantico di me, al film assocerà le immagini di un futuro in cui si prevedono gli omicidi e i pc hanno uno schermo sottilissimo che si aziona muovendo le mani nell’aria con dei guanti speciali. Di certo Steven Spielberg non sottovalutò i progressi che la tecnologia sarebbe stata in grado di compiere da lì a pochi anni in materia di interazione uomo-computer tramite le interfacce a comandi gestuali.

Vi parlai già di Leap, il dispositivo che posizionato di fronte allo schermo di un computer crea uno spazio interattivo 3D nel quale i gesti dell’utente agiscono sul software; dopo aver lanciato da un dirigibile sul centro congressi di San Francisco una pattuglia di paracadutisti con indosso un suo prototipo di occhiali dotati di una fotocamera e di un piccolo display per la realtà aumentata, aumentata nel senso che mostrano a chi li indossa molto più di ciò che si vede, Google il 21 agosto ha presentato il brevetto per dei guanti molto simili a quelli con cui Tom Cruise muove video e immagini su un vetro. Si chiameranno Smart Gloves e, stando alle parole usate da , questo device sarà in grado di farci vedere con le mani.

Al momento un prototipo fisico non esiste ancora, ma vediamo qual è l’idea. Ogni guanto sarà equipaggiato con delle microcamere posizionate all’altezza dei polpastrelli le quali potrebbero agire come lente d’ingrandimento e mostrarci sullo schermo dello smartphone, o addirittura farla apparire davanti a noi per la magia della realtà aumentata, l’immagine dell’oggetto a cui abbiamo avvicinato la punta del dito. Ma i Google Gloves saranno un concentrato di sensori: oltre alle fotocamere, il progetto prevede giroscopio, bussola, accelerometro, sensori di prossimità integrati nelle dita e coordinati da una CPU alloggiata nel palmo della mano vicino alla RAM; sul dorso non potrebbe naturalmente mancare l’antenna dei sensori wireless per comunicare con gli altri Smart Gloves e fornire informazioni sulle reti locali aperte come anche sui satelliti per il GPS.

I guanti della casa di Mountain View usati in tandem con gli occhiali potrebbero dare il via a una nuova era delle interfacce: per zoomare su un oggetto reale basterebbe così avvicinare indice e pollice come si fa su un touchscreen oppure si potrebbero scrollare gli aggiornamenti di Facebook e Twitter con un movimento dell’indice.

Le applicazioni sarebbero infinite, andando dal ludico, mettere in cantina il joypad e videogiocare con il solo movimento delle mani, fino al campo medico, provando operazioni chirurgiche complesse su un paziente virtuale prima che su di te. Se la malattia invece è l’amore, Google non serve, meglio un colpo secco. Di fulmine, intesi?

Sensori di Google Glove

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Con una laurea del Politecnico in tasca, è un ingegnere che corteggia la parabola della comunicazione; ha il temperamento schietto e limpido della sua scrittura, sul web è conosciuta come Samanthifera, all'alter ego non c'è scampo. L'indole curiosa di tutto è la maestra che le ha insegnato a mettere vita dentro le parole.

 
 

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