La crisi di RIM: con il 60% delle perdite chiede aiuto agli analisti

 

Tempi duri per la Research in Motion, la società canadese divenuta famosa in tutto il mondo per la produzione di BlackBerry: nonostante il recente annuncio del nuovo sistema operativo BlackBerry 10 l’azienda sarebbe infatti ad un passo dal fallimento e dunque ha chiesto l’intervento della JP Morgan per provare ad uscire dal tunnel del dissesto economico. Si parla già di almeno 6.000 licenziamenti, ma questa misura potrebbe addirittura non bastare.

Eppure per la RIM sono stati sei anni vissuti a ritmi di crescita vertiginosi: all’esordio in borsa (11 settembre 2006) il titolo valeva 26,54 dollari, raggiungendo in breve (17 agosto 2011) quota 72,77. Ma il vero boom è avvenuto nel giro di tre giorni: da quel 17 agosto fino al 20 dello stesso mese, il titolo toccava 236 dollari, record assoluto. Poi il valore era tornato ad assestarsi a livelli medi fino ad agosto di quell’anno. Poi un lento ed inesorabile declino, toccando anche quota 36,98 dollari il 2 marzo 2009. Nonostante sprazzi di ripresa, il valore dei titoli continuerà ad altalenarsi tra i 42,84 dollari del 31 agosto 2010 ai 69,86 dollari del 18 febbraio 2011. Il crollo però era nell’aria, e così il 18 maggio di quest’anno, il titolo RIM è sprofondato a 10,99 dollari: un record negativo spaventoso che corrisponde addirittura a meno della metà del valore iniziale del titolo al momento dell’uscita in borsa. L’incubo per gli investitori di ritrovarsi d’improvviso con un cumulo di carta straccia diventa improvvisamente reale.

Da qui la decisione di affidare i propri conti alla JP Morgan e alla Royal Bank of Canada, e non è detto che queste possano riuscire a rimettere l’azienda canadese sulla strada del risanamento. Molti analisti di mercato infatti si sono dimostrati fortemente scettici, come Colin Gillis, di BGC Partners, che ha sottolineato come questa non sia affatto “una semplice fase transitoria di un ciclo che si chiude per poi riaprirne un altro. E’ semplicemente una discesa verso il basso. Non credo ci saranno novità positive”. Peter Misek, di Jefferies & Co, rincara addirittura la dose: “Neanche noi ci aspettavamo un crollo così repentino. Siamo davvero scioccati di fronte a quello che si sta rivelando un autentico disastro”. Per Alex Gauna, di JMP Securities, quelli di RIM “si stanno chiaramente muovendo nella direzione sbagliata”. Insomma, tempi che si preannunciano durissimi.

Anche perché all’orizzonte non si vede nessuno disponibile a investire forti cifre nel colosso di Waterloo. Si era parlato in precedenza di Samsung, ma l’azienda sudcoreana smentisce ogni accostamento: il costo di 10 miliardi di dollari è ritenuto troppo oneroso. Le strade da battere, dunque, non sono moltissime. Al di là dei licenziamenti di un numero di persone che oscilla tra i 2.000 ed i 6.000 dipendenti, si pensa più che a contenere le perdite a come incrementare le entrate. Secondo il Financial Times potrebbero interessarsi a rilevare la società diversi grandi colossi della telefonia e dell’informatica, ma solo se il titolo crollasse addirittura sotto i 10 dollari, mentre un’altra via potrebbe essere quella della cessione dei brevetti. O addirittura abbandonare la divisione hardware e trasformarsi in società di software e servizi, vendendo così ai produttori di smartphone le licenze del sistema di email (ancora oggi giudicato il più sicuro ed affidabile) attualmente presente sui BlackBerry.

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...
 
La crisi di RIM: con il 60% delle perdite chiede aiuto agli analisti  

Tag

, ,

Articoli simili

Autore

Napoletano adottato dalla Catalogna, laureato in Lingue Straniere presso L'Orientale di Napoli e giornalista pubblicista. Crede nel Web 2.0 e nella compatibilità di penna e taccuino con Twitter e SEO. Per lui informazione dev'essere sinonimo di qualità e non di quantità connessa al mercato.

 
 

Nessun Commento

Puoi essere il primo a lasciare un commento.

 
 

Lascia un commento