Arriva Rdio concorrente di Spotify

 

Neanche il tempo di capire come funziona Spotify che dobbiamo cominciare tutto da capo con Rdio: come sappiamo, il 12 febbraio Spotify aveva aperto il suo servizio di streaming musicale on demand in Italia, adesso, a neanche un mese di distanza, è disponibile anche il servizio di streaming musicale Rdio, fondato da Janus Friis, uno dei creatori di Skype. Vediamo se ci sono differenze e quanto sono profonde.

Se vuoi usare Rdio, le possibilità sono due: o vai sulla home page del sito ed esegui il login tramite il tuo account Facebook o ti iscrivi al servizio utilizzando il tuo indirizzo email. Procedura simile per Spotify che ti dà un periodo di prova di 48 ore e tre diverse modalità di sottoscrizione tra cui scegliere: la prima versione «Spotify Free» è gratuita, ti consente di ascoltare in streaming qualunque brano musicale, ma c’è il vincolo di uno spot pubblicitario ogni 5-6 canzoni; la seconda è «Spotify Unlimited» che al costo di 4.99 euro al mese rimuove i banner pubblicitari; ultima – e unica disponibile per le applicazioni mobile e Tablet – è «Spotify Premium» che con 9,99€ ti dà la possibilità di ascoltare la musica scelta in modalità offline.

Rdio invece offre un periodo di prova gratuito iniziale – estendibile fino a 6 mesi su desktop, ma devi attivare l’applicazione su smartphone – durante il quale hai accesso a quasi tutte le canzoni presenti nel catalogo del servizio e poi sei di fronte a un bivio: pagare un canone mensile di 4,99€ per l’uso su Desktop, tramite Web App o applicazione dedicata per Windows e OS X oppure, se vuoi l’uso su smartphone e il supporto alla modalità di ascolto offline, il costo sale a 9,99€, come per il rivale.

Le condizioni di Utilizzo di Rdio spiegano che la versione free offra lo streaming completo e gratuito di un numero limitato di brani per ogni periodo di abbonamento, corrispondente a trenta giorni, e che ”è possibile l’utente non riceva comunicazione del numero esatto di brani rimanenti in un determinato mese, ma Rdio fornirà un contatore in base al quale avere in ogni momento un’idea generale della disponibilità residua”.

Un aspetto sul quale entrambi i servizi sono d’accordo è la legalità: con Spotify puoi creare una playlist e condividerla sui social network, ma non scarichi nulla, ogni dato rimane immagazzinato sul server; dal canto suo, Rdio, grazie agli accordi intercorsi sia con le principali major che con le etichette indipendenti, mette a disposizione un database di circa 18 milioni di brani consentendoti di creare playlist, salvare preferiti e condividere l’ascolto senza infrangere la legge.

Naturalmente entrambi i servizi sono social: Rdio, oltre che con Facebook, si connette anche a Twitter, esattamente come Spotify il cui team illustra la funzione con uno slogan semplice, uno di quelli a cui puoi solo dare ragione: “La musica aggrega. Per questo Spotify è così social”. Ma se nessuno dei due servizi ti soddisfa, tranquillo, anche YouTube in estate sposerà la musica in streaming.

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Con una laurea del Politecnico in tasca, è un ingegnere che corteggia la parabola della comunicazione; ha il temperamento schietto e limpido della sua scrittura, sul web è conosciuta come Samanthifera, all'alter ego non c'è scampo. L'indole curiosa di tutto è la maestra che le ha insegnato a mettere vita dentro le parole.

 
 

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